Come navigare e orientarti in un mare sfuggente, non definibile, di cui non conosci il confine e le dinamiche tra i suoi componenti?

 

Atlante della complessità. Leggere le parole per navigare il presente” di Enrico Cerni parte da una metafora: la complessità del mondo e dei sistemi in cui siamo immersi può essere navigata esplorando molteplici rotte. Un po’ come la vita, a cui l’autore fa più volte riferimento con leggerezza e profondità allo stesso tempo, non esiste un unico modo di affrontarla; non esiste un’unica strada, una soluzione lineare, un’unica risposta.

Quando sei parte di un sistema complesso, non puoi prevedere tutto in anticipo. Puoi osservare il sistema, prendere contatto, e adattare le tue strategie a posteriori. “Pensare complesso, agire semplice” direbbe Alberto Felice De Toni, altro pensatore della complessità da tenere sempre come riferimento.

Cerni, come novello Virgilio, ancora una volta, come già fatto con cura e saggezza nel suo “Ulisse, parola di leader”, guida chi legge in un percorso curioso, sfidante, sfuggente.

Con autentico spirito veneziano, corre veloce sul pelo dell’acqua del significato delle parole. Tesse sapientemente una rete preziosa di connessioni tra parole, sfrutta la corrente dell’etimologia fino a farti ritrovare in lidi sconosciuti, angoli nascosti di significato. Le parole erano già lì, nel tuo vocabolario; il mondo era già lì davanti ai tuoi sensi, eppure non l’avevi mai percepito nella sua molteplicità.

 

È una lettura, quella di “Atlante della Complessità”, che disseta con nuovi significati, e ti spiazza, a volte, come quando devi strizzare gli occhi per guardare l’orizzonte profondo nel mare, per la luce abbacinante che ti colpisce e ti fa sognare.

Fuori di metafora: la lettura dell’Atlante della Complessità è essa stessa un’esperienza di “complessità”, termine che nell’accezione comune è percepito come qualcosa da cui rifuggire, che ci complica la vita. Non tutto è riducibile, non tutto è comprimibile: accettare la navigazione nei termini dei sistemi complessi implica avere la pazienza di mettersi in gioco in una lettura non banale, ma ricca di sorprese.

Come spiega Giuseppe Zollo nella prefazione:

“Le parole della complessità di solito vivono nei testi scientifici e filosofici. Quando l’autore di questo atlante disegna la rotta per la parola rete sa che dietro c’è la scienza dei network e metodi sofisticati per mettere in azione i concetti. Sa anche che vi sono decine di libri divulgativi sulla complessità e ottime lezioni in rete, ma che questi spesso si fermano a metà strada, sospesi in un libro, dove non sono più scienza e, d’altra parte, non hanno la forza di impregnare la nostra vita, come solo la letteratura e l’arte sanno fare.

Sceglie dunque di fare qualcosa che non si trova nei testi divulgativi: inverte la direzione del percorso. Parte dalla complessità della vita quotidiana e ci mostra che la complessità è nostra compagna di viaggio, spesso a nostra insaputa. Ad esempio, ci ricorda che la rete è presente nell’intreccio delle relazioni sociali […]”

 

Indice

Il libro è strutturato come un vero e proprio “atlante”, dove le mappe non sono geografiche ma semantiche; contiene 27 capitoli: ogni parola rappresenta una rotta di navigazione per comprendere la realtà.

Questo l’indice:

  1. la rotta dei sistemi
  2. la rotta delle reti
  3. la rotta dell’auto-organizzazione
  4. la rotta dei punti di svolta
  5. la rotta della dipendenza dal percorso
  6. la rotta delle diversità
  7. la rotta dell’equilibrio
  8. la rotta dell’autopoiesi
  9. la rotta dell’ecologia
  10. la rotta del cambiamento
  11. la rotta dell’innovazione
  12. la rotta dell’erranza
  13. la rotta della sorpresa
  14. la rotta dello sguardo
  15. la rotta dell’ascolto
  16. la rotta del ricordo
  17. la rotta della fantasia
  18. la rotta della velocità
  19. la rotta del desiderio
  20. la rotta dell’incombenza
  21. la rotta del logos
  22. la rotta del feedback
  23. la rotta dell’emergenza
  24. la rotta della non linearità
  25. la rotta dell’adattamento
  26. la rotta del metodo
  27. la rotta del futuro

 

Auto-organizzazione, emergenza (emergency), punto di svolta (tipping point), dipendenza dal percorso, e altri ancora: si tratta di concetti e studi sviluppati in campi diversi, ma legati da un approccio transdisciplinare. Le scienze dure (matematica, chimica, fisica, informatica, ingegneria), le scienze della vita (biologia, medicina, botanica, e altre), le scienze sociali (economia, sociologia, antropologia, filosofia, giurisprudenza, management) hanno oggetti di studio diversi, ma alcuni principi osservabili nei sistemi restano simili tra loro: di questo si occupa il pensiero complesso.

In questo quadro, Cerni ha la rara maestria di levigare le parole, una alla volta, per esplorare appunto rotte inaspettate, che portano in luoghi senso nuovi ma noti, con connessioni distanti ma che appaiono chiare sebbene sorprendenti.

Parlare di questo libro è un’esperienza sfuggente: la lettura va provata in prima persona. Ognuno secondo la propria ricerca di senso: proprio per questa non linearità, alla fine di ogni capitolo dedicato ad una singola parola, sono indicate dall’autore alcune connessioni con altri termini/capitoli. Tutto si tiene, l’insieme (la rete di parole) è più della somma delle singole parti.

Questa recensione è accompagnata da una visualizzazione dati interattiva realizzata con Claude (da Massimo Conte) che consente di esplorare queste connessioni.

IMPORTANTE: la visualizzazione dati interattiva si visualizza correttamente solo da desktop/laptop, e non da mobile. Qui sotto è riportata l’immagine statica.


Clicca sull’immagine per esplorare la rete interattiva (non da dispositivi mobile)