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I “Complexity Literacy Meeting” sono eventi organizzati a partire dal 2014 dal Complexity Institute: un week end in cui esperti e appassionati di complessità si incontravano per esplorare le sfaccettature del paradigma complesso, attraverso la lettura e il suggerimento di libri. In ogni evento venivano presentati 12 libri, da lettori o autori, con una parte dedicata alla presentazione e una parte dedicata al dialogo.

Date le difficoltà logistiche e di salute pubblica nel far incontrare decine di persone nello stesso posto per tre giorni, nel 2020 questi Meeting si sono diventati Web Meeting.

 

Si comincia giovedì 8 ottobre 2020 dalle 21 alle 22.30, con il primo incontro gratuito su Zoom aperto a chiunque sia interessato a saperne di più.

Questi i momenti principali di ogni serata:

  • la presentazione di un libro, da parte dell’autore o di un lettore;
  • una relazione sullo stesso tema da parte di un esperto;
  • il dialogo generato dalle domande del pubblico agli esperti;
  • la Parola del giorno, a cura di Enrico Cerni;
  • la Biblioteca dei classici della complessità, a cura del Complexity Education Project.

 

Il Complexity Education Project da quest’anno si affianca al Complexity Institute nell’organizzazione degli eventi. Inoltre, in ogni serata cura la rubrica La Biblioteca dei classici della complessità, in cui in pochi minuti viene presentato un libro consigliato per approfondire i riferimenti principali del paradigma complesso.

L’iscrizione al Web Meeting è gratuita, ma obbligatoria.

Clicca qui per registrarti al Meeting “Storia economica della felicità”

Cosa hanno in comune pandemie, spettro visivo, meccanica quantistica e le incertezze della nostra vita quotidiana? E che c’entra l’approccio complesso? Parliamo qui di una sapiente e intrigante serie di incontri al margine tra scienza e teatro. 

Parliamo in particolare di tre conferenze/spettacolo presentate al Teatro del Lido di Ostia nell’agosto 2020 da un gruppo di ricercatori dell’Università di Trento, grazie al supporto di Affabulazione, una associazione culturale romana (in fondo all’articolo riferimenti e dettagli).  Per Saperne Di Più

Di Danny Buerkli

Traduzione italiana di Massimo Conte dell’articolo originale in inglese dell’8/3/2020, successivamente pubblicato dal New England Complex Systems Institute

L’attuale scenario dell’epidemia di coronavirus sta evolvendo rapidamente. In alcune delle mie cerchie sociali la preoccupazione più urgente non è, tuttavia, centrata su ciò che dovremmo fare per tenere tutto ciò sotto controllo. Per molte persone la preoccupazione principale sembra essere quella di non apparire preoccupata o, dio non voglia, in preda al panico. 

Per quello che posso dire, questo non deriva da una sobria analisi dei fatti, ma da una sorta di pensiero magico che afferma che eventi così negativi non sono accaduti da molto tempo e quindi sicuramente ciò che sta accadendo non può essere un male così grande. I modelli mentali, come quello appena citato, sono le strutture che ci aiutano a pensare al mondo. Ecco perché, in situazioni come queste, può essere utile esaminare e mettere alla prova i nostri modelli mentali. 

Quindi ecco di seguito quattro concetti di base (presi dalla teoria dei sistemi complessi) che possono aiutarci a dare un senso a ciò che sta succedendo, e a spiegare perché gli epidemiologi e gli esperti di sanità pubblica siano così tanto allarmati.

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Sei incontri all’ombra del Colosseo

Aggiornamento del 10/03/2020: a causa delle recenti misure di contenimento e di sanità pubblica prese dal Governo italiano, gli incontri di seguito elencati sono stati spostati a data da destinarsi.

Da Febbraio a Maggio 2020 si terrà un ciclo di eventi presso il Centro documentazione CIES (Via delle Carine, 4 – Metro B Colosseo), per la sessione Extra Festival del Festival della Complessità 2020.

Lo scopo del progetto, ideato dall’Associazione Dedalo ’97 , CIES Complexity Education Project, è quello di proporre ai ragazzi del centro MaTeMù e di altre associazioni una lettura sistemica della storia, per ricollegare le vicende odierne a quelle che resero il Mediterraneo antico un unico “sistema patria”, interetnico e interculturale.

Un ciclo gratuito di sei conversazioni per riflettere sulla complessità dei problemi che oggi viviamo insieme a giovani, genitori, insegnanti, operatori impegnati in attività d’accoglienza e integrazione sociale.

Ogni incontro è strutturato secondo questa scansione: l’introduzione di un argomento d’attualità, una presentazione, una pausa caffè, una riflessione sistemica sull’argomento, una discussione aperta, poi, per chi vuole, si va a cena insieme.

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di Massimo Conte

Tempo di lettura: 16 minuti

La versione inglese dell’articolo è disponibile su Medium, a questo link.

“È la rete bellezza, e tu non puoi farci niente. Niente!” 

Per parlare della diffusione del Coronavirus 2019-nCoV, ormai principale argomento di discussione in tutti i media mondiali, partiamo parafrasando il celeberrimo Humphrey Bogart nel film L’ultima minaccia.

Le tante reti di cui facciamo parte (e che rendono possibili commerci e affari nel mondo globalizzato) hanno espanso le nostre possibilità. Ma anche quelle dei virus: attraverso una rete possono viaggiare tanto le persone e le informazioni, quanto appunto gli agenti patogeni.

Dall’analisi delle prime settimane di una crisi che è diventata rapidamente globale, emergono due livelli di lettura:

  1. il riconoscimento e la gestione del fenomeno biologico;
  2. la narrazione e la percezione pubblica del fenomeno stesso.

Analizzati questi due aspetti, cercheremo poi di capire come la visione sistemica della scienza della complessità e della scienza delle reti possa aiutarci a comprendere e interpretare i fenomeni globali di cui siamo spettatori attivi.

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