Guardare al futuro non è soltanto un esercizio di immaginazione: è un modo per interrogare il presente, riconoscere i segnali di trasformazione già in atto e sviluppare capacità collettive di orientamento, decisione e progettazione.

Per questo il Complexity Education Project ha aderito con interesse a OpenFutures, la nuova iniziativa promossa nell’ambito di AIF, Associazione Italiana Formatori, dedicata ai Futures Studies, alla capacità di anticipazione e al confronto sui futuri possibili, con il coordinamento di Vivaldo Moscatelli e Anna Suozzi.

OpenFutures nasce come spazio aperto di apprendimento, dialogo e ricerca per intercettare una domanda sempre più urgente: come possiamo prepararci a futuri incerti, plurali, instabili e difficilmente leggibili con gli strumenti tradizionali della pianificazione lineare?

Il contributo del CEP si colloca esattamente in questo punto: portare nell’iniziativa il punto di vista della complessità e del pensiero sistemico.

 

Partecipa a OpenFutures

Il primo appuntamento di apertura di OpenFutures è in programma il 13 maggio 2026 alle 18.00. Per partecipare è sufficiente iscriversi una sola volta su Eventbrite: l’iscrizione permette di ricevere anche in futuro informazioni e aggiornamenti sui diversi eventi organizzati nell’ambito dell’iniziativa.

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Il futuro non è una linea, è un sistema

Siamo abituati a rappresentare il futuro come una linea che procede dal presente verso ciò che verrà. Questa immagine è utile, ma insufficiente.

I cambiamenti sociali, tecnologici, economici, educativi e ambientali non si sviluppano quasi mai in modo lineare. Emergono dall’interazione tra molti elementi: persone, organizzazioni, tecnologie, norme, culture, territori, reti, conflitti, aspettative.

Per questo parlare di futuro richiede anche una diversa capacità di lettura del presente.

Il pensiero complesso ci invita a osservare le interdipendenze, i feedback, le soglie critiche, le dinamiche emergenti, le reti e i processi di adattamento. Ci aiuta a comprendere che nessun fenomeno rilevante evolve in isolamento e che, nei sistemi complessi, piccoli cambiamenti possono produrre effetti inattesi e talvolta molto rilevanti.

In questa prospettiva, il futuro non è semplicemente qualcosa da prevedere, ma è una dimensione da esplorare, comprendere, negoziare e progettare.

 

Dalla previsione alla capacità di orientamento

I Futures Studies offrono metodi, linguaggi e pratiche per esplorare scenari, segnali deboli e possibilità alternative; il pensiero complesso aggiunge una consapevolezza decisiva: nei sistemi complessi, il futuro non è il risultato meccanico di una traiettoria già scritta.

Non basta chiedersi “che cosa accadrà?” ma serve domandarsi quali relazioni stanno cambiando, quali retroazioni stanno rafforzando o indebolendo un sistema, quali soglie potrebbero essere vicine, quali attori hanno capacità di influenza e quali effetti inattesi potrebbero emergere.

Questo spostamento è importante anche per il mondo della formazione: se il futuro non è solo da prevedere, ma da interpretare e costruire, allora la formazione non può limitarsi a trasferire contenuti. Deve diventare un ambiente in cui sviluppare capacità di lettura sistemica, immaginazione critica, agency, collaborazione e responsabilità.

 

Il ruolo della formazione nei futuri complessi

Il CEP nasce, nel lontano 2007, con questa vocazione: contribuire alla diffusione di metodi e conoscenze sui sistemi complessi, costruendo ponti tra ricerca, educazione, pratiche formative e vita sociale.

Dentro OpenFutures, il nostro contributo sarà quello di tenere viva una domanda di fondo: quali forme di apprendimento servono per preparare persone, gruppi e organizzazioni a muoversi in sistemi complessi?

Non si tratta solo di conoscere nuovi trend, si tratta di imparare a pensare in modo più relazionale, dinamico e sistemico.

Significa allenarsi a vedere connessioni dove spesso si vedono solo eventi isolati. Significa comprendere che ogni decisione produce effetti diretti e indiretti; e poi riconoscere che le organizzazioni, le comunità e i territori sono sistemi adattativi, nei quali le soluzioni efficaci non possono essere semplicemente applicate dall’esterno, ma devono essere costruite attraverso ascolto, sperimentazione, feedback e apprendimento continuo.

 

Complessità, futuri e intelligenza artificiale

Una delle grandi trasformazioni del presente riguarda l’intelligenza artificiale generativa. Anche in questo caso, il punto non è soltanto tecnologico: l’AI non cambia solo gli strumenti che utilizziamo, ma modifica il modo in cui produciamo conoscenza, prendiamo decisioni, immaginiamo scenari, costruiamo contenuti e collaboriamo.

Dentro una prospettiva di complessità, l’AI non dovrebbe essere pensata come un oracolo che predice il futuro, né come un semplice acceleratore di produttività. Può invece diventare un partner cognitivo per esplorare alternative, mettere alla prova ipotesi, simulare prospettive diverse, far emergere contraddizioni, costruire mappe e sostenere processi di sensemaking.

Ma perché questo accada, serve una forte responsabilità umana, serve capacità critica. Serve metodo. Serve consapevolezza dei limiti, dei bias e degli effetti sistemici delle tecnologie.

Anche questo è un terreno su cui il CEP può contribuire al dialogo di OpenFutures: aiutare a collegare intelligenza artificiale, complessità, apprendimento e progettazione dei futuri.

 

Un contributo al dialogo comune

OpenFutures può diventare uno spazio prezioso perché mette in relazione competenze diverse: Futures Studies, formazione, pensiero sistemico, progettazione, management, lavoro, innovazione, educazione.

Il CEP aderisce a questa iniziativa con una postura di ricerca e collaborazione, non per proporre una risposta unica, ma per contribuire a una conversazione necessaria.

Il nostro punto di vista è che non possiamo affrontare futuri complessi con mappe troppo semplici. Abbiamo bisogno di strumenti concettuali più ricchi, di pratiche educative più riflessive e di spazi collettivi in cui imparare a leggere le trasformazioni senza ridurle a slogan.

Il futuro, in questa prospettiva, non è solo ciò che accadrà.

È il campo di possibilità che si apre quando impariamo a osservare meglio le relazioni, le dinamiche e le responsabilità che attraversano il presente.

OpenFutures è quindi un’occasione importante: non solo per parlare di futuro, ma per allenare insieme le capacità necessarie a comprenderlo, abitarlo e contribuire a progettarlo.

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#OpenFutures: il futuro come spazio di progettazione