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Ci voleva una recensione ricca e sottile come quella di Francesco Guglieri sulla rivista on line Doppiozero per mettere in luce in maniera nuova e particolarmente efficace le connessioni complesse che si rincorrono tra fisica quantistica, fenomeni sociali, tecnologia, e letteratura. 

L’articolo di Guglieri, intitolato “Helgoland: Rovelli e i quanti“, inizia con una considerazione che sembra completamente fuori contesto: “Il volume degli scambi della Borsa di New York varia ogni giorno tra i 2 e i 6 miliardi di transazioni, con un valore medio giornaliero (…) di 169 miliardi di dollari. L’unico modo per gestire una tale mole di dati è affidarsi alle macchine”; l’articolo continua poi con una impressionate mole di dati che riguardano i trasporti di merci e di informazioni che si appoggiano su quel “sistema di piattaforme, servizi, data center, dorsali oceaniche la cui complessità è tale da trascendere qualsiasi tentativo di comprensione del singolo individuo”. 

Insomma, scrive Guglieri, “il mondo è une rete di reti dentro altre reti, una complessità ingovernabile e ingovernata, senza nessuno alla guida se non (forse) la sua stessa, inumana, logica strutturale”.

Questa è la cornice insolita e stimolante entro cui si incrociano le considerazioni che emergono dal libro di Rovelli, “Helgoland”, e il romanzo di Don DeLillo in uscita in Italia a febbraio 2021, intitolato in origine “The silence”, in cui si immagina lo scenario distopico provocato da un blackout generalizzato di tutti i device digitali e le infrastrutture tecnologiche. 

In questa fine dell’anno 2020 sono usciti diversi articoli che affrontano il tema dell’incertezza.
Di uno di questi, apparso su Internazionale, ci parla Silvia Manca, collegandolo all’esperienza della ricerca artistica e scientifica.

Quando Max Hawkins, ingegnere informatico di Google poi diventato artista, si è reso conto che la sua vita stava raggiungendo un livello di routine abitudinaria troppo preoccupante, ha deciso di aggiungere una giusta dose di imprevisto affidandosi alle nuove tecnologie e di cavalcare in maniera produttiva il valore dell’incertezza.
È così che è iniziata l’avventura del protagonista della ricerca Expecting ourselves  descritta nell’articolo di Internazionale, che si è lasciato guidare da randomici algoritmi di un’applicazione sul suo telefonino per due anni e mezzo per poi raccontare la sua esperienza in una serie di conferenze dal titolo Leaning in to Entropy (Appoggiarsi all’entropia).
È dunque lecito chiedersi, nell’epoca del cambiamento climatico, del Covid-19, del capitalismo della sorveglianza, che si presentano come un vorticoso mare di cambiamenti difficili da gestire, se l’incertezza può generare valore. Secondo lo studio presentato nell’articolo, se da un lato gli esseri umani sono creature abitudinarie caratterizzate da una spinta biologicamente fondamentale a ridurre al minimo l’errore di previsione a lungo termine (“cervello predittivo”), dall’altra sono da sempre stati spinti a ricercare nuove informazioni e a impegnarsi in rituali complessi come ad esempio l’arte e la scienza, il cui ruolo almeno in parte è “rilevare e mettere alla prova con un certo margine di sicurezza le nostre convinzioni più profonde”.

Per Saperne Di Più

“La fisica del caos. Dall’effetto farfalla ai frattali” è l’ottavo libro segnalato per la “Biblioteca dei classici della complessità”, al Complexity Literacy Web-Meeting dell’autunno 2020, evento co-organizzato dal Complexity Education Project insieme al Complexity Institute.

 

Le domande

Caos, caos deterministico, effetto farfalla, frattali… tutti concetti strettamente collegati.

Partiamo da una constatazione a suo modo stupefacente: ci sono sistemi fisici che, se descritti con gradi diversi di precisione, partono regolari, in maniera prevedibile e duplicabile, ma poi, a un certo punto, senza nessuna causa esterna, sviluppano comportamenti completamente diversi: parliamo in questi casi di caos deterministico.

Ma dire “caos deterministico” non ci fa pensare che si tratti di una contraddizione in termini? Abbiamo idea dei motivi per cui non si può prevedere l’andamento di un fenomeno caotico nemmeno se si stratta di fenomeni fisici apparentemente semplici, come il pendolo doppio, che non implicano la complessità dei sistemi viventi o sociali?

Insomma, questa volta facciamo un viaggio alle sorgenti di quei concetti base che troviamo richiamati in tutti i saggi che parlano di reti, sistemi, fenomeni, pensiero e paradigma cognitivo complessi.

 

Per Saperne Di Più

di Massimo Conte

 

Complessità. Uomini e idee al confine tra ordine e caos” è il settimo libro segnalato per la “Biblioteca dei classici della complessità”, al Complexity Literacy Web-Meeting dell’autunno 2020, evento co-organizzato dal Complexity Education Project insieme al Complexity Institute.

 

Le Domande

Perché circa 600 milioni di anni fa alcune cellule iniziarono ad aggregarsi, dando vita prima ad organismi pluricellulari e poi sempre più complessi, fino ad arrivare all’uomo? Se l’evoluzione si regge sulla sopravvivenza del più forte, perché oltre alla competizione esistono anche fiducia e cooperazione?

Che cos’è la vita? Solo una forma molto complicata di chimica del carbonio? O qualcosa di più sottile?

Che cos’è la mente? In che modo da una massa pesante poco più di un chilo e mezzo (il cervello) possono nascere qualità inafferrabili come la sensazione, il pensiero, l’intenzionalità e la coscienza?

Perché esiste qualcosa invece del nulla? Da un lato sappiamo che dal Big Bang in avanti l’universo ha mostrato una tendenza al disordine, alla dissoluzione e al decadimento, come da secondo principio della termodinamica. Eppure ha generato strutture su ogni scala: galassie, stelle, piante, animali, cervelli.

La domanda è: in che modo? Forse alla tendenza al disordine si contrappone una tendenza altrettanto forte all’ordine, alla struttura e all’organizzazione? Come possono i due processi agire contemporaneamente?

 

Le risposte

Questi interrogativi hanno un aspetto in comune: si riferiscono tutti ad un sistema complesso, cioè un sistema in cui sono coinvolti numerosi fattori interdipendenti. Basta pensare alle cellule, ai cervelli, alle società.

Per Saperne Di Più

“La società della trasparenza” è il sesto libro segnalato per la “Biblioteca dei classici della complessità”, al Complexity Literacy Web-Meeting dell’autunno 2020, evento co-organizzato dal Complexity Education Project insieme al Complexity Institute.

 

Le domande

Cos’è davvero la trasparenza in una società tecnologica e globale come la nostra? è un’opportunità, una necessità, un vantaggio sociale? o al contrario può essere una minaccia per il singolo individuo, con il pericolo di perdita parziale o addirittura totale della privacy?

Ma soprattutto dobbiamo chiederci: la nostra società va verso troppa o troppo poca trasparenza? Cerchiamo le risposte – risposte aperte, ovviamente, suggerimenti e spunti di riflessione – tenendo ben presenti le forze in gioco: i motori di ricerca sempre più monopolistici, i social network, gli open data, la raccolta di informazioni su di noi – per scopi commerciali e di controllo – attraverso il Web, le reti telefoniche, l’Internet delle cose.

Per Saperne Di Più

“Big data” è il quarto libro segnalato per la “Biblioteca dei classici della complessità”, al Complexity Literacy Web-Meeting dell’autunno 2020, evento co-organizzato dal Complexity Education Project insieme al Complexity Institute.

Di big data si parla sempre di più: con enfasi, spesso con leggerezza e approssimazione, a volte con un’eccessiva esaltazione o con una strisciante angoscia. E di solito senza una effettiva condivisione del significato che si da a questo fortunato termine, quasi uno slogan, spesso coniugato insieme all’altra parola chiave: privacy.

 

Le domande

Le domande che ci poniamo, quindi, non riguardano solo il che cosa siano i big data, ma anche e soprattutto:si tratta di una realtà attuale o solo di un argomento di moda?ci sono casi concreti da conoscere per percepire realisticamente i confini effettivi delle opportunità e dei pericoli legati alla produzione, diffusione, raccolta e analisi delle tracce digitali che lasciamo in giro consapevolmente o meno?

E poi: davvero ci sono dei grandi fratelli – privati e/o pubblici – che si impossessano della nostra vita digitale?

E infine: l’idea di privacy che abbiamo ora lascerà il posto a una sospetta e ambigua post-privacy che non tutelerà più come ora la nostra vita privata più intima?

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Di Danny Buerkli

Traduzione italiana di Massimo Conte dell’articolo originale in inglese dell’8/3/2020, successivamente pubblicato dal New England Complex Systems Institute

L’attuale scenario dell’epidemia di coronavirus sta evolvendo rapidamente. In alcune delle mie cerchie sociali la preoccupazione più urgente non è, tuttavia, centrata su ciò che dovremmo fare per tenere tutto ciò sotto controllo. Per molte persone la preoccupazione principale sembra essere quella di non apparire preoccupata o, dio non voglia, in preda al panico. 

Per quello che posso dire, questo non deriva da una sobria analisi dei fatti, ma da una sorta di pensiero magico che afferma che eventi così negativi non sono accaduti da molto tempo e quindi sicuramente ciò che sta accadendo non può essere un male così grande. I modelli mentali, come quello appena citato, sono le strutture che ci aiutano a pensare al mondo. Ecco perché, in situazioni come queste, può essere utile esaminare e mettere alla prova i nostri modelli mentali. 

Quindi ecco di seguito quattro concetti di base (presi dalla teoria dei sistemi complessi) che possono aiutarci a dare un senso a ciò che sta succedendo, e a spiegare perché gli epidemiologi e gli esperti di sanità pubblica siano così tanto allarmati.

Per Saperne Di Più

di Massimo Conte

Tempo di lettura: 16 minuti

La versione inglese dell’articolo è disponibile su Medium, a questo link.

“È la rete bellezza, e tu non puoi farci niente. Niente!” 

Per parlare della diffusione del Coronavirus 2019-nCoV, ormai principale argomento di discussione in tutti i media mondiali, partiamo parafrasando il celeberrimo Humphrey Bogart nel film L’ultima minaccia.

Le tante reti di cui facciamo parte (e che rendono possibili commerci e affari nel mondo globalizzato) hanno espanso le nostre possibilità. Ma anche quelle dei virus: attraverso una rete possono viaggiare tanto le persone e le informazioni, quanto appunto gli agenti patogeni.

Dall’analisi delle prime settimane di una crisi che è diventata rapidamente globale, emergono due livelli di lettura:

  1. il riconoscimento e la gestione del fenomeno biologico;
  2. la narrazione e la percezione pubblica del fenomeno stesso.

Analizzati questi due aspetti, cercheremo poi di capire come la visione sistemica della scienza della complessità e della scienza delle reti possa aiutarci a comprendere e interpretare i fenomeni globali di cui siamo spettatori attivi.

Per Saperne Di Più